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STORIA. CuriositA' e percorsi

Riscoprire il gusto delle cose semplici immersi nei colori della Sicilia

La Masseria è inserita all’interno di un’area del territorio di Enna in contrada Geraci, facente parte dell’antico feudo “Grimaldi Geracello” i cui terreni, circa 45 ettari, sono destinati, nel rispetto delle antiche tradizioni, alla coltivazione di grano duro biologico. La struttura che risale alla prima metà del ‘900 è di proprietà della signora Maria Antonietta Valvo Grimaldi Proto di Santa Dorotea che la dirige con passione e dedizione. La particolare conformazione geofisica, ricca di grotte, di corsi d’acqua, di terreno fertile, era abbastanza funzionale per il tipo di vita condotto dai suoi primi abitatori.
La sua posizione centrale dava la possibilità di trovarsi costantemente attraversata dai principali flussi culturali. L’incontro con il sistema socio-economico greco produsse, dalla fine del VII-VI sec.d.C., notevoli mutazioni nell’organizzazione sociale ed urbanistica di queste popolazioni; si fa più pressante l’esistenza di abitare luoghi che rispondano a criteri di difesa e funzionali, rispetto alle vie commerciali.
I Sicani popolarono stabilmente la zona, dopo essere fuggiti dall’Etna a causa delle eruzioni, e fondarono nel capoluogo la loro più potente roccaforte militare. A questo popolo, che scelse Enna (En - naan che aveva il significato di luogo ameno) per rifugiarsi e difendersi dall’incalzare dei Siculi, si deve il culto della dea Cerere, e la conseguente coltivazione del grano.


Enna diviene colonia greca nel V sec.a.C. periodo durante il quale viene battezzata l’ ombelico della Sicilia per la sua posizione centrale nel territorio, subendo in modo determinante la loro dominazione testimoniata dal santuario di Demetra, la romana Cerere, dea della madre terra, personificazione della forza generatrice. Il culto di Demetra ha radici antiche e trova le sue origini nelle attività agricole dell’uomo; sulla parte alta della città si trova la “rocca di Cerere” importante sito archeologico.
In epoca romana la città si afferma come importante centro per il commercio del grano: nasce la grande proprietà agricola. La produzione di grano, massiccia già in quell’epoca, sta alla base della definizione di granaio di Sicilia più volte attribuita alla Valle del Dittaino, corridoio collinare che si apre ai piedi di Enna.

La Masseria del Geranio Rosso si trova al centro di una zona di particolare interesse naturalistico e archeologico.

Percorrendo 11 km ci troviamo nella Selva Pergusina che ha una superficie di 135 ettari e venne rimboschita nel 1937 dall'allora Comando Centuria della Milizia Forestale con piante di pino, eucaliptus, cipresso, frassino, olmo, acero e robinia. Oggi, al suo interno, in appositi recinti, ospita esemplari di fauna autoctona rara come l'istrice ed il daino, o alloctona come la nutria ed il lama delle Ande.
La Selva domina il Lago di Pergusa il cui nome è legato al mito per eccellenza del “Ratto di Proserpina”, figlia di Cerere e di Giove, avvenuto ad Enna per opera di Plutone, dio degli inferi, che spalancate le acque del lago di Pergusa rapisce la fanciulla caricandola d’impeto sul cocchio trainato da quattro cavalli neri.

A 8 km da Piazza Armerina, si trova il Parco «La Ronza» in cui, in perfetta armonia, si sviluppano specie vegetali ed animali ugualmente garantite da personale specializzato. Alla Ronza da tempo è in funzione una biblioteca ben fornita ed è in via di allestimento un museo etno-storico che custodirà le testimonianze del passato.
Giunti a Piazza Armerina, incomincia il nostro itinerario archeologico-culturale.

Tra le colline verdeggianti dei Monti Erei, a circa 700 metri s.l.m., sorge Piazza Armerina, splendida città barocca conosciuta in tutto il mondo per i magnifici mosaici della Villa Romana del Casale.


Piazza Armerina è inserita in una splendida cornice naturale di rigogliosi boschi di eucaliptus e conifere, la città è un autentico scrigno a cielo aperto che custodisce un patrimonio artistico e architettonico di inestimabile valore. Passeggiando per le vie del centro storico, in un groviglio di viuzze di impianto medioevale sorgono eleganti palazzi rinascimentali e barocchi, chiese e conventi che si nascondono dietro ogni angolo come per esempio l'elegante Palazzo Trigona o l'imponente Castello Aragonese 'Spinelli'. Quest'ultimo, edificato alla fine del 1300, ai tempi di re Martino d'Aragona, che vi risiedette a lungo, mentre il vecchio castello, che si trovava sull’estremità opposta della collina, veniva smantellato e ceduto ai Francescani per erigervi un convento. Della primitiva costruzione, restano soltanto due vani. L’ingresso è rivolto a mezzogiorno e conserva i resti di un portaletto. E’ stato sede di carcere mandamentale; acquistato negli anni 70 da un privato, oggi è chiuso al pubblico.


Il Duomo, imponente e maestoso domina con la sua mole l'intero paese tanto da essere visibile anche a distanza. Edificato in stile barocco rinascimentale è fondato sulle rovine della precedente Chiesa Madre. Splendido, all'interno, l'altare arricchito da agate orientali e antichi marmi preziosi, che comprende il quadro bizantino di Maria SS. delle Vittorie racchiuso in una ricca cornice di smalti siciliani del 1400.
A circa 5 km. a sud-ovest di Piazza Armerina è ubicato il complesso monumentale noto come Villa Romana del Casale che, con gli scavi del anni ’50 apparve in tutta la sua magnificenza. Si tratta della residenza di caccia dell'imperatore Massimiliano Erculeo, collega di Diocleziano nella gestione dell'impero romano, o comunque di un importante patrizio, e rappresenta una straordinaria testimonianza della vita dei tempi grazie ai suoi splendidi mosaici realizzati da maestranze nord africane come dimostra l'autenticità e la precisione con cui sono rappresentati i luoghi e le situazioni. Recentemente è stata riconosciuta dall'UNESCO e inserita nel "patrimonio dell'Umanità". Nel sito della sontuosa residenza oggi nota come villa del Casale di Piazza Armerina, sorgeva un insediamento rustico, interpretato come fattoria, ma già dotato di un impianto termale, venuto alla luce in vari ambienti delle terme attuali della villa.
Tale primo insediamento è databile al primo secolo dell'era cristiana e dovette risultare distrutto o abbandonato nel primo decennio del IV secolo. Certamente non venne ricostruita una residenza uguale alla preesistente ma una più complessa domus, articolata nella pars dominica e nella pars rustica. Una simile complessa articolazione conferma un uso residenziale e pubblico della casa come dimostrano interventi di restauro dei mosaici, avvenuti anche in età bizantina.
La villa, con i suoi oltre 3.500 mq. di pavimenti musivi, ci offre il più straordinario e ampio testo conosciuto di decorazione a mosaico che, per complessità dell'apparato iconografico non trova confronti neppure nel grande raggruppamento dei mosaici delle ville romane tunisine.
A meno di 30 km si trova il sito archeologico di Morgantina risalente al IX sec.a.C., nel comune di Aidone.


Precisamente Morgantina si trova nella contrada di Serra Orlando che nell’epoca ellenistica fu una ricca cittadina romana dell’entroterra siciliano. Originariamente la città era stata fondata sul colle di Cittadella, sede dell’Acropoli, in cui si trovano anche i resti di un villaggio preistorico dell'Età del bronzo. Gli scavi archeologici, avviati nel 1955 da Università americane ed ancora oggi in corso, in collaborazione con le soprintendenze siciliane competenti, hanno messo in luce la grande piazza del mercato (agorà) con numerosi edifici del terzo secolo a.C. e parte dei quartieri residenziali, con abitazioni signorili di grande eleganza, inserite in un perfetto reticolo ortogonale. Altre emergenze (santuari, fornaci, resti della città arcaica) sono disseminate qua e là in tutta la contrada Serra Orlando di Aidone, e sono in attesa di una sistemazione a parco archeologico dell'intera area, che resta tra le più complete, interessanti e suggestive della Sicilia. Nel periodo estivo vengono spesso organizzati spettacoli teatrali, in orario serale, con le rappresentazioni classiche del teatro latino che acquisiscono il fascino di un'ambientazione incantevole e unica che merita senz'altro di essere vissuta. Gli scavi finora sono stati concentrati sulla parte centrale della città, e sono stati riportati alla luce soltanto i due settori pubblico e privato. Il settore pubblico è interamente aperto ai visitatori. L'accesso all'area archeologica è libero e il visitatore può liberamente scegliere il punto da cui osservare il teatro greco, l'agorà, il gimnasium.
I reperti archeologici rinvenuti nell'area archeologica di Morgantina sono conservati nel piccolo ma interessantissimo Museo Archeologico nella vicina Aidone. I reperti custoditi vanno dall'età del Ferro al I secolo a.C.


A sud-est di Enna, nel territorio di Aidone, si può ammirare invece, il Castello di Gresti o di Pietratagliata, che risale al periodo medievale. Il Castello si trova a ridosso di uno sperone roccioso, sul punto più alto e al termine di una lunga cresta rocciosa. Il suo vero nome è Pietratagliata, che ben si addice alla sua struttura ampiamente intagliata nella roccia viva. Per la sua posizione strategica è altamente probabile che il sito sia stato abitato sin dall'antichità e la presenza dei Greci, dei Romani e degli Arabi è testimoniata da numerose monete delle rispettive epoche. La struttura oggi esistente risale al periodo arabo-normanno. La struttura dell'antico maniero, più che a un vero e proprio castello, sembra appartenere ad una munitissima e inaccessibile fortezza di avvistamento su un territorio molto esteso. La sua principale funzione sembra sia stata quella di controllo del traffico lungo l'antica strada che collega Aidone, Raddusa e Valguarnera. La torre a prisma rettangolare, ancora oggi ben conservata, si erge su una grandissima grotta scavata nella roccia viva. Al primo piano vi sono parecchie stanze e da qui parte una scala interna a chiocciola che porta sino alla cima della torre.
Imboccando una trazzera sulla «Pergusina», strada che collega Enna a Piazza Armerina, si giunge a Cozzo Matrice, dove sono stati rinvenuti i resti di un'officina della tarda età del rame, una necropoli rupestre con tombe a camera scavate nella roccia; un edificio arcaico si trova, inoltre, nei pressi della stessa necropoli.
Enna, capoluogo di provincia, dista 22 km. Da visitare è il Castello di Lombardia che rappresenta uno dei più importanti ad articolati castelli medioevali esistenti in Sicilia.


Era probabilmente la dimora di re sicano, marito di Demetra e padre di Persefone. Origini comunque antichissime quelle del castello, una delle più belle fortezze della Sicilia. Riportato in auge dagli Svevi, all'interno si può visitare una chiesetta e l'abitazione dell'imperatore. Il castello, scelto come propria dimora da Federico III d'Aragona, deve il suo nome ad una guarnigione di soldati lombardi posta a difesa della fortezza durante la dominazione normanna. Abbandonato dai Borbone che preferivano le ville settecentesche alle austerità castellane (28 mila mq di superficie su venti torri edificate da normanni, oggi ne rimangono solo quattro, una di esse la “Torre pisana” che venne chiamata dagli arabi “torre delle aquile”).
Sempre nella città di Enna, si trova la Torre di Federico II che rappresenta, assieme al massiccio Castello di Lombardia, il maggior simbolo architettonico della città, nonché il suo più imponente baluardo militare nell’eta’ medievale. E’ accertato da fonti storiche che gli antichi astronomi abbiano disegnato proprio dalla cima della torre (alta 24 m.), il sistema viario siciliano, nonché la suddivisione amministrativa vigente nel medioevo, nelle “tre valli”.
Tra le maggiori espressioni d’arte nella provincia di Enna, viene considerato il Duomo di Maria SS.della Visitazione che nel 2008 è stato dichiarato dall’Unesco “Monumento di pace”. Eretta nel 1307, sulle rovine del Tempio di Proserpina, per ordine di Eleonora d’Angiò, moglie di Federico III d’Aragona, per la nascita di loro figlio Pietro, fu distrutta da un incendio nel 1446 e solo nel XVI sec., il re Alfonso d’Aragona riuscì a ricostruire la chiesa. Notevole è la Porta del Giubileo (che ricorda il Giubileo indetto nel 1447 da Papa Eugenio IV), oggi murata, sul fianco destro, che rappresenta un ottimo esemplare di gotico siciliano.
Da non perdere la visita al Museo Alessi che si articola in due percorsi: uno archeologico e uno artistico. Nella sezione archeologica sono esposte circa 4500 monete, soprattutto greco-romane, statuine, corredi funerari e ceramiche di provenienza greco o romana, ritrovate nel territorio.
La sezione artistica, invece, conserva il Tesoro del Duomo, con paramenti sacri, dipinti, argenteria e la collezione Alessi, cui il museo è dedicato.
A 10 min. dal capoluogo, si può raggiungere Calascibetta . Il borgo ha origine saracena (deriva il suo nome dall’arabo Kalat-Scibet). Nel 1062 fu fortificata da Ruggero con la costruzione di un Castello e di una chiesa normanna. Permane l’impianto urbanistico medioevale nella parte alta dell’asse di via Conte Ruggero.
In contrada Realmese sono presenti i resti di una necropoli del IX e VIII secolo a. C ; nei fianchi del Monte San Giuseppe si scorgono oltre trecento fornici scavati nella roccia. Inoltre, interessanti decorazioni e oggetti d'arte sono conservati nella Chiesa Matrice e nelle altre chiese, fra le quali ricordiamo quella di San Pietro, ex cappella dell’antico Castello Normanno, e quelle dei Cappuccini, ove si può ammirare un dipinto di Paladino e un piccolo Museo Archeologico.
A pochi km si raggiunge Leonforte, situata al centro del sistema montuoso degli Erei, a 600 metri s.l.m. e dista 22 km da Enna.


Leonforte nasce nel 1610, per volere del principe Nicolò Placido Branciforti, barone di Tavi, principe di Butera, conte di Raccuja, il quale, attirato dalle potenzialità del fertile territorio, ricco di acqua e di mulini e in un sito topograficamente favorevole, chiede la licentia populandi, ovvero la facoltà di poter fondare una città, ottenendola quattro anni dopo. Si circondò di artisti e letterati e fu egli stesso un nobile colto ed un'urbanista all'avanguardia. Volendo onorare le sue nobili discendenze, scelse come nome della nascente cittadina "Leonforte", in ricordo del suo antenato Obizzo, alfiere portabandiera nell'esercito di Carlo Magno che durante la guerra contro i Longobardi agli inizi del IX secolo difese la
bandiera a costo dell'amputazione delle mani, ottenendo così diverse onorificenze: la sua famiglia, da quel momento in poi, assunse il nome di "Branciforti", da brachiis fortibus (dalle braccia forti) e lo stemma gentilizio della casata fu quindi un leone rampante che con i moncherini sostiene l'orifiamma spiegata con tre gigli.
Nel 1622 il possedimento, da poco meno di un decennio divenuto città, fu elevato a principato. Per circa due secoli e mezzo, i principi Branciforti governarono Leonforte: la città si ingrandì presto e oltre all'agricoltura si svilupparono attività artigianali connesse alla produzione dei manufatti in terracotta e alla concia delle pelli; in particolare, il primo, secondo e il quarto principe di Branciforti si resero responsabili di grandi imprese urbanistiche e architettoniche.
La principale fonte di ricchezza della cittadina seicentesca fu l'acqua; l'abbondanza di questo elemento consentì lo sviluppo delle campagne: esso infatti garantiva grano e ricchezza non solo per il nascente paese, ma anche per i restanti feudi del principe, in particolare per la Contea di Raccuja, nel quale si produceva la seta.
La dinastia dei Branciforti a Leonforte si concluse con l'ottavo principe, Giuseppe, che, volendo stabilirsi a Parigi con la moglie, vendette nel 1852 al conte Bonsignore Giovanni Calogero Li Destri lo stato di Leonforte con tutti i suoi beni mobili e immobili: in realtà, già nel 1812 con l’abolizione dei diritti feudali, i Branciforti avevano perso via via il loro potere.
L'impianto urbano della città è molto regolare. Al centro è la bella piazza Regina Margherita, un tempo piazza del Mercato. Dell'antico maneggio del principe Branciforte, resta solo la scuderia, nella piazza che ha il nome del principe, Qui sorgono il palazzo Branciforte e la Chiesa Madre, San Giovanni Battista. La Chiesa, settecentesca, ha un'elegante facciata e un campanile quadrangolare; nell'interno, si trova un dipinto di Marcantonio Raimondi, della scuola di Pietro Novelli, raffigurante la Cacciata dei mercanti dal tempio. La chiesa dei Cappuccini, nella piazza omonima, edificata nel sec. XVII dai Branciforte, custodisce alcune tombe di questa famiglia e una delle più belle tele di Pietro Novelli: l'Elezione di San Mattia all'apostolato. Nella parte bassa del paese si trova la singolare fontana a ventiquattro cannelle, detta la Granfonte. Anche questa bella fontana fu fatta edificare dai Branciforte, nel 1651.
Proseguendo per 14 km, si visita Agyrion (Agira) dominata nei secoli da due distinte popolazioni: greci e romani.

Differenze etniche, religiose, economiche, culturali hanno segnato questa città da sempre, contraddizioni che si notano anche oggi a distanza di 3000 anni. Agira ha avuto altre dominazioni tra le quali è opportuno ricordare i sicani, gli arabi, gli aragonesi, i normanni. Una nota a parte merita la presenza di ebrei ad Agira. Oggi i documenti d'archivio, scoperti e trascritti, ci forniscono un quadro abbastanza completo dell'ultimo secolo di permanenza in Sicilia degli ebrei, tanto da potere affermare che le comunità che fiorirono nell'Isola in quel periodo storico costituivano una componente non secondaria della società del tempo, quale elemento portante dell'artigianato e del commercio. Una enorme mole di documenti d'archivio nonché quelli rinvenuti nella Geniza del Cairo comprovano che gli ebrei siciliani svilupparono i loro commerci precipuamente e primariamente con le coste africane e mantennero stretti rapporti religiosi con le comunità di Ifriqiya ( Tunisia) dell'Egitto e della Palestina.
Del castello sopravvivono ruderi che consentono una ricostruzione parziale del complesso. Esso doveva essere circondato da una cinta muraria di cui risultano ad oggi solamente tre torri di avvistamento di cui una, quella di S. Nicola, è ancora in discrete condizioni, struttura rimanente della seconda cinta perimetrale del castello. A strapiombo, solitaria, svetta dominante a nord est la valle del Salso dall'alto dei suoi 750 metri s.l.m.

Un itinerario consigliato, ha come prima tappa Nicosia che può significare “Città di S.Nicolò”, edificata durante il periodo della dominazione bizantina in Sicilia. Vari sono i percorsi che si possono intraprendere da qualsiasi punto. Ma i due principali sono quello attraverso la Nicosia medievale, continuamente intersecato dall'altro attraverso la Nicosia barocca e sette-ottocentesca, quasi in una continua circolarità. Un particolare percorso è quello che, attraversando le contrade nicosiane, incontra le masserie e le ville nobiliari, nate dall'esigenza dei nobili nicosiani di stabilire una propria dimora in campagna, per potervi villeggiare. Il dialetto conserva forme gallo-italiche per la presenza di una colonia di lombardi e piemontesi al tempo dei normanni. La Cattedrale, conserva della costruzione del ‘300 la facciata con portale gotico e il campanile; nell’interno pregevoli opere d’arte fra cui il Crocifisso di Frà Umile da Peralia (XVII sec.).Nella Chiesa di Santa Maria Maggiore, un polittico marmoreo di Antonello Gagini (1512) e il trono di Carlo V.
Il Castello di Nicosia domina sulla città dall’alto di monte San Giorgio, un’imponente rocca di oltre 800 metri di altezza. Ha origini antiche, alcuni reperti risalenti al VII a.C. sono stati ritrovati nel suo perimetro. Fu probabilmente un centro bizantino poi conquistato nel 1062 dal conte Ruggero che ne fece una fortezza. Così rimase anche in seguito durante le dominazioni di Svevi, Angioini e Aragonesi, mentre durante il regno dei Borboni il castello fu utilizzato come carcere. In seguito, dopo l’Unità d’Italia, il carcere fu trasferito e la fortezza definitivamente abbandonata.

Proseguendo, si incontra il caratteristico Castello di Sperlinga, a strapiombo su una bellissima vallata. Sperlinga sorge lungo il fianco di uno sperone roccioso utilizzato sin dai tempi dei Sicani come insediamento rupestre, difatti il borgo custodisce una cinquantina di grotte scavate nella roccia oggi adattatte ad abitazioni o depositi. Tutto l'impianto architettonico è di tipica fattura medievale, ma l'origine del Castello deve essere più antica, almeno nella parte rupestre scavata direttamente nella roccia. Edificato intorno il 1082, il maniero è costituito dalle spesse mura in pietra viva, dai gradini intagliati nella roccia, da stanze ricavate dalla massa rocciosa ed è protetto dalle barriere naturali del sito in cui si trova. La sua storia infatti, è strettamente legata a quella di un importante evento storico che avvenne proprio a Sperlinga. Sull'ingresso principale è incisa, su un arco a sesto acuto, una iscrizione in latino: Quod Siculis placuit, sola Sperlinga negavit (Ciò che piacque ai siciliani, venne negato dalla sola Sperlinga). La frase si riferisce ad un evento avvenuto nel lontano 1282 quando a Palermo cominciò la rivolta contro gli angioini che divampò subito in tutta la Sicilia. Una guarnigione di francesi si rifugiò dentro il castello e li rimase per circa un anno assediata dai soldati aragonesi ma aiutata da alcuni signori locali.


Altra tappa del percorso è Troina uno dei paesi del Parco dei Nebrodi.
La sua economia è basata sulla produzione di olive e mandorle. Il territorio venne abitato fin dalla preistoria, come testimoniano i ritrovamenti di tombe ipogee scavate nella roccia dei vicini monti San Pantheon e Muganò. Proprio nel sito dell’attuale Troìna sono presenti stratificazioni delle varie epoche storiche, dall’età ellenistica a quella romana. Intorno all'anno Mille la città venne conquistata dal Normanno Conte Ruggero che la sfruttò per conquistare l'isola.
A parte le bellezze del centro, la visita a Troina non può non includere il lago Sartori, un grande invaso artificiale, ottenuto con la costruzione della Diga di Ancipa (alta 111 metri e lunga 252) che si trova a circa 10 Km dal centro abitato, immerso nel verde dei boschi e degli ampi pascoli.
Da visitare anche il ponte medievale di contrada Failla e un singolare mulino ad acqua, che il conte Ruggero donò alla chiesa di Troina.


Un’escursione fuori città è anche occasione per visitare i resti archeologici: la necropoli sicula e greco-romana; e in località Catena i resti della fortificazione ellenistica, i resti di un impianto termale (fine I sec. a.C. - I sec. d.C.) e di altre strutture abitative dell’età imperiale (sec. III-V); in località Scarvi resti di una capanna dell’Età del rame (IV millennio a.C.).
A 970 m. di altitudine, nel Parco dei Nebrodi, si trova il centro abitato di Cerami. In una suggestiva valle ricca di verde, sorge la Chiesa della "Madonna della Lavina". Nella chiesa vi è custodita una sacra immagine della Madonna col Bambino, dipinta ad olio su lavagna, di autore ignoto del seicento, verso la quale il popole ceramese da tempo immemorabile nutre una incommensurabile devozione.
Ed è una devozione che ha travalicato i confini di questo antico paese. A memoria d'uomo, infatti, viene ricordato che altrettanta sentita venerazione è sempre stata manifestata verso "Maria SS. di Lavina" dalla gente dei paesi limitrofi.
Un flusso interminabile di fedeli provenienti soprattutto da Troina e Capizzi, e anche da altri luoghi, ogni anno rende omaggio alla miracolosa immagine in occasione dei solenni festeggiamenti che si celebrano in suo onore nel mese di settembre.


La devozione alla Madonna della Lavina è legata all'evento prodigioso del ritrovamento, nel XVII secolo, forse intorno al 1630, di una sacra icona tra le acque di un piccolo torrente. Sulle origini del quadro della Madonna della Lavina e sulla storia del suo ritrovamento pochi sono attualmente i documenti rinvenuti che ne permettono una fedele ricostruzione.
Dalla Masseria, in soli 30 min, si giunge a Pietraperzia. Degno di nota, è il Castello Barresi. Il castello fu costruito dai Normanni, guidati dal Conte Ruggiero alla conquista della Sicilia, negli anni tra il 1072 e il 1088, sulle rovine di una fortezza araba espugnata. Successivamente il castello fu assegnato con investitura feudale alla famiglia Barresi che farà del maniero uno dei più belli di tutta la Sicilia. L’estinzione del ceppo Barresi, alla fine del sec. XVI segna l’inizio del declino dell’edificio, con il trasferimento della sede curtense da parte della famiglia Branciforti a Militello in Val di Catania”.
Se si vuole trascorrere una giornata all’insegna non solo della cultura, ma degli acquisti, in un’ora di macchina dalla masseria si raggiunge Caltagirone, città d'arte, uno dei principali riferimenti dell'arte ceramica in Italia, conquistandosi l’appellativo di 'Città della ceramica'.


Facente parte dei comuni della Val di Noto, proclamati dall'Unesco patrimonio mondiale dell'umanità,la città è relativamente giovane infatti è stata completamente distrutta in seguito al disastroso terremoto del 1693 e poi ricostruita da architetti come Battaglia, Gagliardi e Bonaiuto i quali le hanno conferito uno stile decisamente barocco, successivamente arricchitosi di suggestioni liberty. A pochi metri dal municipio, il simbolo della città la scala di Santa Maria del Monte, con i suoi 142 gradini in pietra lavica, decorati da formelle in maiolica che alternano motivi geometrici, floreali e animali e che costituisce il punto di collegamento tra la città vecchia (superiore) e la parte nuova. La via Roma costituisce l'asse principale di Caltagirone e taglia in due la città, arrivando sino ai piedi della suggestiva scalinata che ogni anno per la festa di San Giacomo, il 25 Luglio, viene illuminata da 'coppi' di carta multicolore. Il centro storico inoltre, ospita una miriade di negozietti che espongono i prodotti tipici dell'antica arte ceramica come mattonelle, candelieri, piatti, lampade, vasi ecc. Qui la produzione tradizionale di stoviglie e manufatti vari si va evolvendo sempre più verso forme artistiche decorate a mano, come figure in terracotta o i più recenti presepi artistici le cui figure sono in ceramica. Proprio al presepe sono dedicate numerose esposizioni permanenti . Il luogo nei tempi fu occupato dai romani ed in seguito dagli arabi che gli diedero il nome Kalat al Giarun (collina dei vasi) e introdussero nuove tecniche di lavorazione della ceramica come la tecnica dell'invetriatura, processo innovativo utile anche per rendere impermeabile l'oggetto. Dopo gli arabi arrivarono qui mercanti genovesi, i normanni durante il cui dominio la città visse un periodo di grande splendore, gli aragonesi e gli spagnoli.

Da visitare: Il Treno Museo di Villarosa che nasce nel 1995 per iniziativa del capostazione Primo David. La stazione di Villarosa, considerata un ramo secco e destinata alla chiusura, è rinata grazie all'intuizione di David che ne ha fatto, con una intelligente operazione di riconversione, uno dei più caratteristici musei dell'Arte mineraria e della civiltà contadina della Sicilia.
Otto vecchi vagoni, utilizzati per le deportazioni degli ebrei durante la seconda guerra mondiale, sono stati così interamente restaurati e allestiti con oggetti, foto e attrezzi d'epoca sapientemente collocati per far rivivere antiche atmosfere e tempi lontani in cui i giorni trascorrevano lenti, tra la faticosa vita in miniera e la famiglia.
L'associazione "Amici del treno museo di Villarosa" organizza inoltre divertenti gite in treno attraverso la Sicilia, alla scoperta di itinerari suggestivi e carichi di storia.

Per informazioni rivolgersi alla:
Associazione culturale "Amici del Treno Museo di Villarosa"
c/o stazione ferroviaria, 94010 Villarosa (En)
tel. +39 0935 31126
trenomuseovillarosa.com - info@trenomuseovillarosa.it